domenica 11 ottobre 2026

Russi della Atlantic.

Quanti di noi hanno giocato con i russi della Atlantic? La Atlantic quella vera, la ditta italiana che negli anni tra la fine dei  ‘70 e la fine del secolo hanno fatto giocare i bambini di mezzo mondo?

Non saprei rispondere, ma io sono uno di loro ed ho deciso che meritavano un posto nella mia collezione. Non tutti tutti. Quel pasticcio mostruoso che è la mitragliatrice pesante mi sono rifiutato di dipingerla. Ho anche deciso che li utilizzerò come primi russi dell’era moderna, quelli subito dopo la seconda guerra mondiale.

I pezzi non hanno bisogno di un grande presentazione: chi è più alto chi è più basso che col capoccione chi sembra un gigante e chi un nano, però sono i soldatini della mia infanzia e quindi vanno bene per quello che sono.

Ed ecco alcune foto che li ritraggono accanto a 2 T 55, quello a sinistra dell’Altaya, quello a destra è prodotto dalla PSC.





Nelle ultime 3 foto la quantità di pezzi realizzati in tutto il loro splendore!





Battaglia aereo navale per il possesso del pavimento. Ma non ditelo a mia moglie

Un pomeriggio di gioco. Si contrappongono le flotte Statunitensi e quella giapponese. Ogni schieramento ha 300 punti in navi da scegliere.



Come potete osservare dalle foto la flotta statunitense è composta da cinque caccia obsoleti, una portaerei di squadra (USS Nehenta Bay), una porta aerei principale, la USS Enterprise, affiancata dalla Alaska.


Dall’altra parte la flotta giapponese è composta da una porta aerei, di capienza minore, sei cacciatorpediniere tre torpediniere e una corazzata, la Fuso.

Lo scontro è stato giocato tra me e mio figlio, che si è scoperto appassionato di navi perché giocare con esse gli permette di non dover muovere tanti soldatini. E come potrete immaginare per uno che ha una collezione di migliaia di pezzi è una grandissima soddisfazione e un grande riconoscimento.

Il gioco, sviluppato grazie al regolamento “la guerra navale” di Riccardo Affinati, ampliamente rivisitato e completato da chi vi scrive, permette un gioco piuttosto veloce, senza troppi cavilli. Lo scontro si sviluppa alternativamente: il primo giocatore muove, il secondo spara e il primo risponde. Il secondo giocatore muove, il primo giocatore apre il fuoco con le proprie navi, chiude il turno di gioco il secondo giocatore col proprio fuoco.

Superate le prime mosse di avvicinamento, decollate le prime squadriglie che si avvicinano le une alla flotta dell’altro, cominciano ad andare a segno i primi colpi di siluri, ed i primi danni causati dall’artiglieria. Anche se questi primi scontri non segnano le due squadre navali. Mio figlio, con la sua corazzata e i suoi caccia concentra la propria pressione sulla porta aerei USS Enterprise.


Sopra la mia flotta si fa avanti, verso la flotta giapponese di mio figlio (foto sotto). Anticipo che quei 5 caccia temerari che precedono la portaerei USS Nehenta Bay affronteranno la stessa sorte dei caccia tedeschi alla battaglia dello Jutland. Faranno una finaccia.



Sopra e sotto dettaglio di due squadriglie aeree in scala 1:700. La proporzione rispetto alle navi che sono in scala 1:1250 è sicuramente sbagliata, ma questo mi permette di offrire un maggior dettaglio. Anche l’occhio vuole la sua parte.





Una serie di tiri fortunati mi permettono, grazie ai punti azione, di chiamare anche l’intervento di alcune squadriglie provenienti dalla terraferma; ecco quindi arrivare non soltanto gli aerosiluranti ed i caccia decollati dalle due navi presenti sul tavolo di gioco, ma anche altre squadriglie che vanno a rafforzare il mio schermo aereo. Quando tre squadriglie si abbattono sulla Fuso capisco che comincia a girar male la partita: su otto tiri, non mi esce un valore sopra il tre.

La Fuso apre il fuoco con il proprio armamento aereo ed abbatte un aerosilurante, altri due vengono eliminati dalle navi di scorta, le famose torpediniere nipponiche, la povera Enterprise viene centrata dalla salva a lunga distanza della corazzata giapponese.

Riesco a riparare il danno lieve subito dalla portaerei, a far decollare altre squadriglie, che si avventano sulla portaerei nemica, mentre i miei cacciatorpedinieri si avvicinano alla portaerei di squadra giapponese e lanciano i siluri. Nulla di fatto, per me. La portaerei spara, centra con un 6 un mio obsoleto cacciatorpediniere che risponde con 1. Danno critico. Lancio 2d6 dalla tabella ed esce un bel 6. Colpita la santabarbara, nave affonda.

Il turno successivo sono i giapponesi a iniziare lanciano le squadre aeree, quelle già in volo si avvicinano alle mie navi. Apro il fuoco e faccio cilecca, ma i loro siluri non perdonano. la povera portaerei viene colpita e la Alaska incomincia a imbarcare acqua. Però riesco finalmente a colpire seriamente la corazzata avversaria che, grazie a due danni critici comincia ad affondare. 

Nel frattempo mio figlio affonda la bellezza di altri due incrociatori obsoleti  (3 cacciatorpediniere lanciano una bordata micidiale) e, grazie a un attacco aereo condotto con quattro aerosiluranti, mi infligge la bellezza di tre danni lievi che si trasformano in un danno critico e mezzo (2 danni lievi si trasformano in un danno critico mentre il terzo rimane in sospeso) segnando la fine della Enterprise che abbandona il campo di gioco. 
È un caccia torpediniere che segna la fine della partita, mettendo a segno un siluro sulla fiancata della Alaska. Con solo un cacciatorpediniere obsoleto, una nave da battaglia zoppa e una portaerei di squadra che osserva annichilita l’evolversi della partita, decido, anche vista l’ora, di cedere il campo o meglio il tratto di mare.






domenica 4 ottobre 2026

15mm Italian colonial army: IrregualMiniatures & Tin Soldiers

Storia di un progetto iniziato nel 1998. O forse era il 1999? Comunque in quegli anni mio padre acquistò da Waterloo1815, allora un giovanissimo rivenditore di soldatini, le miniature in 15mm della TinSoldiers.
Come spesso accadeva allora non si ragionava per unità, battaglioni o altro. Si acquistavano le sigle o “cod”, una per ciascuna, sperando che il venditore le avesse tutte disponibili. Nel caso specifico le uniche sigle mancanti erano quelle dei cannoni; poco male avendo a disposizione i cannoni Minifig.

Con il tempo mio padre ha acquistato anche gli Irregular, prima una busta con 100 pezzi e poi qualche altro pezzo singolo. In seguito sono arrivati i bersaglieri (bellissimi) della OldGlory15mm ordinati negli USA. Allora si poteva ancora farlo, le spese di spedizione erano accessibili ed le tasse di importazione occasionali. Oggi tutto è cambiato e non in meglio.

Comunque se papà aveva comperato gli Irregular e poi dipinto almeno metà degli italiani che vedete in foto, il resto attendeva in scatola; con loro attendevano tutti i TinSoldier italiani e abissini.

Qualcosa è cambiato quando Irreguar diventa per me ordinabile, grazie a mio fratello a Londra per lavoro; mi decido ed integro le unità iniziate da papà. Quindi? Quindi mi lancio ed avvio la produzione di praticamente tutto quello che posso.


Ed eccoci sul tavolo di “gioco”. Lo scrivo tra virgolette perchè è evidente che gli abissini non avevano possibilità di vittoria, ma mi faceva piacere poterli vedere tutti assieme, o quasi.
 
Durante la partita le due unità di cavalleria italiane (Irregular) quasi non si muovono. Diciamo che rimangono a proteggere i fianchi.


Sulla destra dello schieramento e della foto sopra i cavalieri Galla caricano gli ascari italiani. Questi ultimi aprono il fuoco, rimuovono solo 2 avversari. I Galla chiudono il contatto e, momento di suspense, comincia la gara del liscione, con entrambi i reparti che non rimuovono più di una figura avversaria a turno. Cose esilaranti.



Al centro non va meglio per gli artiglieri abissini che, credo in 4 turni e 12 tiri rimuovo solo un fante italiano, lo stesso non si può dire per me. Gli italiani aprono il fuoco cavnellando i fatti dell’Asmara, i somali e la cavalleria Galla.




Solo i cavalieri de3ll’Asmara (2° unità) chiudono il contatto. Piombano sulle batterie “siciliane” rimuovendo 3 artiglieri e ponendo in fuga gli altri. Cadono vittime, però, del tiro preciso dei bersaglieri Irregular (in uniforme bianca) e della fanteria di linea con l’uniforme sabbia.
 

Sopra e sotto i pezzi della TinSoldier: fanteria e cavalleria.




Sopra i Masai. Non ho ben capito che cosa hanno a che spartire con gli Abissini. Anzi se qualcuno vuole aiutarmi nei commenti le info sono gradite



Sotto un altra veduta della fuga degli artiglieri e della trappola in cui si trovano i poveri cavalieri.
Sopra i cavalieri che posti in fuga, cancellati, quasi annichiliti i pochi ascari, rimangono padroni del campo. Per 30’ secondi. Ovvero fino a quando i fanti posti in 2° fila non li cancellano.




  








Sotto la guardia che, a pari dei Masai non riescono a prendere parte allo scontro.



sabato 19 settembre 2026

Hat 8269 Ruga Ruga & 8316 Zulù unmaried

Tra i pezzi a cui mi sono dedicato quest’estate ci sono le due belle scatole della Hat per il coloniale: beh in realtà gli zulù sono una scatola e mezza (l’altra mezza attende il suo turno), i Ruga Ruga 3 scatole complete.

A parte la sovrabbondanza di portatori, che permettono di schierare i miei esploratori della scatola Airfix con un degno seguito, i guerrieri con fucile sono fantastici e consentono di avere figure fuori schema, figure che possono essere posti contro tutti e al fianco di qualsiasi esercito europeo nelle vesti di mercenari.












Gli zulù meritano una menzione a parte. Finalmente dei pezzi con lo scudo fuso con la figura, che non richiedono l’uso di colla (Call to Arms anche se estremamente solidi) o strane formule alchemiche (Esci) per riempire il buco cenntrale ed incastrare scudi instabili.