Come potete osservare dalle foto la flotta statunitense è composta da cinque caccia obsoleti, una portaerei di squadra (USS Nehenta Bay), una porta aerei principale, la USS Enterprise, affiancata dalla Alaska.
Dall’altra parte la flotta giapponese è composta da una porta aerei, di capienza minore, sei cacciatorpediniere tre torpediniere e una corazzata, la Fuso.
Lo scontro è stato giocato tra me e mio figlio, che si è scoperto appassionato di navi perché giocare con esse gli permette di non dover muovere tanti soldatini. E come potrete immaginare per uno che ha una collezione di migliaia di pezzi è una grandissima soddisfazione e un grande riconoscimento.
Il gioco, sviluppato grazie al regolamento “la guerra navale” di Riccardo Affinati, ampliamente rivisitato e completato da chi vi scrive, permette un gioco piuttosto veloce, senza troppi cavilli. Lo scontro si sviluppa alternativamente: il primo giocatore muove, il secondo spara e il primo risponde. Il secondo giocatore muove, il primo giocatore apre il fuoco con le proprie navi, chiude il turno di gioco il secondo giocatore col proprio fuoco.
Superate le prime mosse di avvicinamento, decollate le prime squadriglie che si avvicinano le une alla flotta dell’altro, cominciano ad andare a segno i primi colpi di siluri, ed i primi danni causati dall’artiglieria. Anche se questi primi scontri non segnano le due squadre navali. Mio figlio, con la sua corazzata e i suoi caccia concentra la propria pressione sulla porta aerei USS Enterprise.
Sopra e sotto dettaglio di due squadriglie aeree in scala 1:700. La proporzione rispetto alle navi che sono in scala 1:1250 è sicuramente sbagliata, ma questo mi permette di offrire un maggior dettaglio. Anche l’occhio vuole la sua parte.
Una serie di tiri fortunati mi permettono, grazie ai punti azione, di chiamare anche l’intervento di alcune squadriglie provenienti dalla terraferma; ecco quindi arrivare non soltanto gli aerosiluranti ed i caccia decollati dalle due navi presenti sul tavolo di gioco, ma anche altre squadriglie che vanno a rafforzare il mio schermo aereo. Quando tre squadriglie si abbattono sulla Fuso capisco che comincia a girar male la partita: su otto tiri, non mi esce un valore sopra il tre.
La Fuso apre il fuoco con il proprio armamento aereo ed abbatte un aerosilurante, altri due vengono eliminati dalle navi di scorta, le famose torpediniere nipponiche, la povera Enterprise viene centrata dalla salva a lunga distanza della corazzata giapponese.
Riesco a riparare il danno lieve subito dalla portaerei, a far decollare altre squadriglie, che si avventano sulla portaerei nemica, mentre i miei cacciatorpedinieri si avvicinano alla portaerei di squadra giapponese e lanciano i siluri. Nulla di fatto, per me. La portaerei spara, centra con un 6 un mio obsoleto cacciatorpediniere che risponde con 1. Danno critico. Lancio 2d6 dalla tabella ed esce un bel 6. Colpita la santabarbara, nave affonda.
Il turno successivo sono i giapponesi a iniziare lanciano le squadre aeree, quelle già in volo si avvicinano alle mie navi. Apro il fuoco e faccio cilecca, ma i loro siluri non perdonano. la povera portaerei viene colpita e la Alaska incomincia a imbarcare acqua. Però riesco finalmente a colpire seriamente la corazzata avversaria che, grazie a due danni critici comincia ad affondare.
Nel frattempo mio figlio affonda la bellezza di altri due incrociatori obsoleti (3 cacciatorpediniere lanciano una bordata micidiale) e, grazie a un attacco aereo condotto con quattro aerosiluranti, mi infligge la bellezza di tre danni lievi che si trasformano in un danno critico e mezzo (2 danni lievi si trasformano in un danno critico mentre il terzo rimane in sospeso) segnando la fine della Enterprise che abbandona il campo di gioco.
È un caccia torpediniere che segna la fine della partita, mettendo a segno un siluro sulla fiancata della Alaska. Con solo un cacciatorpediniere obsoleto, una nave da battaglia zoppa e una portaerei di squadra che osserva annichilita l’evolversi della partita, decido, anche vista l’ora, di cedere il campo o meglio il tratto di mare.












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